Pubblica Amministrazione, Facebook val bene una causa???

Michele + Vianello + social + network

Sicuramente i Sindaci, gli Amministratori, i dirigenti di una Pubblica Amministrazione, soprattutto di una Amministrazione locale, non hanno avuto modo di leggere e di riflettere in merito ad una recente sentenza pronunciata da un Tribunale della Virginia (USA).

La sentenza entra nel merito (condannandolo) della scelta di un pubblico amministratore di “bannare” un cittadino che ne critichi l’attività (sua o dell’amministrazione che rappresenta) utilizzando l’account social personale dell’amministratore su un social network.

Certamente la giurisprudenza italiana è “un po’ diversa” rispetto a quella dei diversi Stati degli USA ma, prima o poi, qualche caso come quello evidenziato si porrà alla nostra attenzione.

Quindi, cominciamo a rifletterci.

Presi da un “affrettato entusiasmo” i pubblici amministratori (politici e pochi dirigenti –per fortuna!!!-) si sono dotati di account personali sui principali social network, in primis su Facebook.

Badate bene, mi riferisco agli account di singole “persone fisiche” (politici, dirigenti, generici dipendenti), non mi riferisco agli account delle Istituzioni in quanto tali.

E ancora, ci riferiamo a chi svolge attività di pubblico amministratore e non ai segretari di un partito.

Il motivo di questo “ingenuo entusiasmo” sta sostanzialmente nella convinzione che, attraverso un account sui social (profilo individuale o pagina), si possa favorire una migliore interlocuzione con i cittadini. Questo dialogo, spesso scambiato con una tradizionale attività di propaganda, genererà un possibile consenso elettorale.

In teoria questa convinzione potrebbe essere vera e fondarsi su valide argomentazioni.

In pratica però il mondo della Pubblica Amministrazione, in generale l’ambito delle interazioni tra la politica/istituzioni e i cittadini, si dipana secondo modalità “un po’ più complicate” (per usare un eufemismo) di quelle raccontate ai seminari su “Le Istituzioni e i social network-Come comunicare felicemente nell’epoca del FOIA”.

Assieme alle tecnicalità e ai consigli sull’uso dei social (generalmente utili), entrano però in campo componenti politiche e sociali che sfuggono quasi sempre agli “esperti di canali social” (che della politica e delle Istituzioni non sanno quasi nulla).

Ricordiamoci che i contenuti e anche le scelte di bannare, di evidenziare un post, di interloquire, rispondono, prima di tutto, alle categorie (convenienze) dettate dalla politica. Poi, possono essere divulgate bene, con efficacia, diventare virali; e qui entrano in campo le tecnicalità. Ma, questo è un passaggio successivo a quello delle scelte politiche. Ciò vale, piaccia o no, anche per i Dirigenti.

Quasi sempre –ve lo dice uno che per professione ha esaminato una amplissima casisitica- il politico (o il dirigente di una P.A.) utilizza i social come se fosse in televisione o gestisse i rapporti con un giornale locale.

All’opposto, nei cittadini (che non sono la nostra cerchia selezionata di amici su Facebook), si è consolidata la convinzione che Facebook sia il luogo dove tutto è lecito e dove il malessere che presiede alle relazioni tra Istituzioni/politica e cittadini possa esprimersi senza filtri di sorta.

Sicuramente le pratiche improntate ad un corretto utilizzo del FOIA e della trasparenza più in generale ci aiuteranno a “fendere la nebbia” ma, il processo sarà ancora lungo e doloroso.

La sentenza dalla quale ho preso pretesto sancisce un importante principio: se quell’account individuale è utilizzato prevalentemente per lanciare messaggi istituzionali, se è agganciato a numeri telefonici o mail dell’istituzione, se è gestito (più o meno in modo surrettizio) da un dipendente dell’istituzione, quel sito (un account o un dominio) deve essere considerato come una espressione dell’istituzione.

Conseguentemente, un cittadino che avanza delle critiche al Sindaco o all’Istituzione utilizzando quell’account, non potrà essere bannato.

Bannandolo, dice la giustizia statunitense, si violerebbe il diritto alla libera espressione delle persone. Fino a qui “ci siamo”, il principio è assolutamente condivisibile.

Ovviamente aspetto la prima “causa” in Italia e poi ne riparleremo.

Questa sentenza ci pone però altri problemi da affrontare.

Ha un senso, è utile per un pubblico amministratore (politico, dirigente) utilizzare un canale social per sostenere e divulgare la propria azione amministrativa?

Insisto, non parliamo del social network del Comune tal dei tali, stiamo parlando della pagina o profilo su Facebook del Sindaco, del Dirigente della Ragioneria, dell’Assessore, del Comandante dei Vigili.

Ovviamente, gli “amanti acritici” della trasparenza, della democrazia digitale, i leoni da tastiera, i guru dei social network, diranno che, “certo, il Sindaco ha il dovere di avere un profilo su Facebook”. Dialogo e trasparenza innanzitutto. Devo dire però che nello scenario assistiamo più a “sportellate” tra il Sindaco e alcune categorie di cittadini, che a “costruttivi dialoghi”.

Mi permetto alcuni suggerimenti per evitare facili esemplificazioni.

  • Sconsiglio vivamente ai Dirigenti delle Pubbliche Amministrazioni di dotarsi di un profilo personale per discutere e divulgare la propria attività amministrativa. Utilizzate i social network per postare le foto dei figli, le ricette di cucina ma, per raccontare e discutere l’attività amministrativa utilizzate i tanto vituperati siti istituzionali.
  • Ovviamente un Sindaco, un Assessore, il Presidente di Circolo di una scuola possono avere la propria pagina (evitate il profilo individuale). Tuttavia i dialoghi (non i monologhi) vanno gestiti. Poiché non è obbligatorio utilizzare Facebook (nonostante chi vi dice che è indispensabile), o sapete gestire i dialoghi, oppure lasciate perdere. Vi posso garantire che se Facebook non è gestito bene non vi fa prendere un voto che sia uno. Una buona azione politica, ben comunicata e condivisa crea consenso. Il resto è “fuffa” da seminari.
  • Ma, gestire è cosa da professionisti. Caro Sindaco (uno di quelli che frequento) hai il tempo di gestire il tuo account e di interloquire alla pari con i cittadini?

michele + vianello + social + network

  • Se decidi di intraprendere (o di continuare come ti ha detto il tuo social media manager) questa strada, la strada social, devi realizzare e rendere note, in testa alla tua pagina, “le regole di ingaggio”. Le regole di ingaggio tracciano quei confini basilari che fanno si che la pagina Facebook non si trasformi in una “Sfida all’ok corral”. Nelle regole d’ingaggio, in modo trasparente, ogni P.A. (in questo caso il Sindaco) condivide le regole da rispettare per dialogare e non essere bannati. Cominciamo a mettere in conto che qualcuno, folgorato sulla via della Virginia, potrà ricorrere al Magistrato. Mettiamolo in conto, niente di grave.

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  • Strategicamente, cari Sindaci, non perdete tanto tempo sui social network, cominciate a rivalutare i “cari e vecchi” siti istituzionali. Ovviamente non mi riferisco a quelle belle vetrine (in regola con AGID) che vedo on line. Perché le funzionalità dei social network non possono essere trasferite e utilizzate nel sito istituzionale? Ciò che va creato nel tempo è un ecosistema di cali web. Se qualcuno fosse interessato in una importante città stiamo realizzando proprio questo modello. Inoltre, perché devo regalare a Zuckerberg i dialoghi e i dati. Riportiamo i dialoghi (e i dati) dell’Istituzione nel luogo proprio: il sito istituzionale.

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Vi lascio con questa riflessione (non ricordo chi la ha scritta). È stata pubblicata qualche giorno fa sulla Stampa. Mi scuso con l’autore per la mancata citazione.

“C’è un modo efficace per far credere all’opinione pubblica che una affermazione sia vera, anche se è del tutto falsa: quello di ripeterla ossessivamente e, per di più, con il tono di chi ribadisce un’ovvietà contro la quale nessuno potrebbe obiettare.”

Qualche mese ho pubblicato un decalogo rivolto agli Amministratori su alcune regole basilari per utilizzare i social network nella Pubblica Amministrazione. Ve lo ripropongo, ancora oggi é sostanzialmente valido.

 

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