FOIA: 9 consigli alle Amministrazioni Pubbliche (… e alla politica)

Urlare in modo deresponsabilizzato (e magari in forma anonima) é facile, praticare la democrazia rappresentativa é cosa complicata e impegnativa.

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Il 23 dicembre si avvicina rapidamente.

Naturalmente la data ci ricorda le Festività Natalizie. Ma, non é solo questo.

Dal 23 dicembre le Pubbliche Amministrazioni “assicurano l’effettivo esercizio del diritto” all’accesso civico.

Rinvio alla lettura delle disposizioni di cui al DLGS 97/2016 per comprendere l’effettiva portata di queste disposizioni legislative volgarmente definite come FOIA (Freedom of Information Act).

È mia impressione (sulla base del lavoro che svolgo sul campo) che le P.A. stiano assolutamente sottovalutando gli effetti e la portata dell’esercizio dei nuovi diritti se esercitati dai normali cittadini.

Ma, e ciò mi preoccupa di più, i cittadini sono assolutamente inconsapevoli dei nuovi diritti che potranno esercitare nei confronti della Pubblica Amministrazione.

Chiariamo subito un concetto a scanso di equivoci. Il nuovo diritto all’accesso civico o la possibilità di verificare la completezza dei dati pubblicati in Amministrazione Trasparente, sono attività che non si esercitano utilizzando esclusivamente gli strumenti digitali.

Le domande e le segnalazioni potranno essere fatte anche utilizzando tradizionali strumenti analogici.

Tuttavia l’utilizzo del digitale -meglio dei social- soprattutto in quest’ultimo periodo, sono il segnale preoccupante della caduta di un comune senso civico nella nostra società. Volutamente non uso il termine comunità. Nel mondo digitale non ci riconosciamo in una società/comunità, quanto piuttosto in tribù confliggenti tra di loro.

Le tribù utilizzano propri linguaggi e interloquiscono (meglio confliggono) con altre tribù in un modo prevalentemente negativo e incomunicabile.

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Il FOIA attribuisce ai cittadini poteri forti e inediti “Allo scopo di favorire forme diffuse di controllo sul perseguimento delle funzioni istituzionali e sull’utilizzo delle risorse pubbliche e di promuovere la partecipazione al dibattito pubblico, chiunque ha diritto di accedere ai dati e ai documenti detenuti dalle pubbliche amministrazioni, ulteriori rispetto a quelli oggetto di pubblicazione ai sensi del presente decreto, nel rispetto dei limiti relativi alla tutela di interessi giuridicamente rilevanti secondo quanto previsto dall’articolo 5-bis.”.

Questi poteri per poter generare benefici effetti civici alla società necessitano di una forte consapevolezza.

Temo, tuttavia, che non sarà così. La strada per raggiungere un nuovo civismo, una nuova appartenenza, sarà ancora lunga e dolorosa.

Purtroppo Facebook è lo specchio dei tempi, dell’intolleranza, dell’offesa, del qualunquismo, della notizia gridata.

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Mi permetto allora di avanzare 9 considerazioni offerte ai Sindaci (o ai decisori politici e amministrativi dei Comuni) per affrontare attivamente la gestione dei nuovi diritti dei cittadini in materia di trasparenza e di accesso.

Naturalmente sono rivolte anche a tutti voi che mi leggete.

Un avvertenza, ci si accorgerà che una buona digitalizzazione dei procedimenti è la chiave per la gestione efficace del processo di accesso civico.

1) Sembra banale, ma questa é l’epoca in cui bisogna promuovere lo studio e la pratica dell’educazione civica, del rispetto delle opinioni altrui, dell’approfondimento dei dati disponibili.

È una strada complicata, difficile, implica riflessione e studio. Questa è l’epoca della notizia gridata, del credere sempre e comunque alla tribù di appartenenza. Ciò anche di fronte al manifestarsi del palesemente ridicolo.

Attraverso il FOIA le persone avranno a disposizione informazioni e dati importanti che riguardano la vita della collettività. I cittadini andranno educati all’uso consapevole dei dati e delle conoscenze.

La tradizionale alfabetizzazione digitale (senza contenuti) non serve più a molto.

2) Dobbiamo essere consapevoli di aver messo una Ferrari in mano a chi ha la patente per guidare una macchina di bassa cilindrata.

Come, non hai fede nella gggeeente, nel popolo del web, nella saggezza popolare, nella purezza delle persone? Proprio no.

Ho fiducia nelle persone consapevoli, rispettose, che riflettono criticamente sulle notizie che acquisiscono,

Ricordatevi che l’eccesso di trasparenza porta all’opacità e all’evanescenza delle Istituzioni.

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3) L’accesso civico sarà per un ragionevole periodo di tempo cosa da giornalisti ed avvocati.

I giornalisti saranno alla ricerca della notizia gridata e dello scandaletto locale. Gli avvocati promuoveranno (non a titolo gratuito, ovviamente) cause abbastanza inutili a difesa della collettività (o di chi sente lesa la sua privacy).

I “normali cittadini”, almeno in un primo tempo, non faranno la fila per esercitare l’accesso civico. Il fatto che i cittadini non fruiscano dei dati già presenti in Amministrazione Trasparente é indicativo del disinteresse verso la “via trasparente alla democrazia” conosciuta fino ad ora.

Urlare in modo deresponsabilizzato (e magari in forma anonima) é facile, praticare la democrazia rappresentativa é cosa complicata e impegnativa.

Le inchieste urlate favoriscono il qualunquismo in questo sgangherato Paese.

4) La via maestra per una Pubblica Amministrazione é quella di rendere tutto più trasparente e fruibile.

Censite subito i dati (informazioni) “altri” rispetto ad Amministrazione Trasparente e pubblicateli subito. Cercate di immaginare cosa, nel vostro territorio, possa essere oggetto di accesso civico.

Non avete nulla da nascondere, pubblicate tutto e rendetelo noto.

La trasparenza non si subisce, la trasparenza si pratica attivamente. Questa è la strada maestra per recuperare credibilità agli occhi dei cittadini.

5) Un soggetto “danneggiato” dall’avvento del FOIA sono i Consiglieri Comunali.

Oggi la legge attribuisce un potere di “controllo diffuso” ai cittadini, disintermediato dall’attività dei Consiglieri Comunali.

Così il Consigliere Comunale perde quel potere, che solo lui poteva esercitare, facilmente, di accesso agli atti dell’Amministrazione.

Fossi io un Consigliere Comunale favorirei il più possibile le pratiche trasparenti dell’Amministrazione, favorirei la diffusione della conoscenza.

Una buona politica che coltivi proiezioni strategiche e pensieri forti ha bisogno di cultura e conoscenza diffuse. Praticamente come si fa oggi su Facebook!!!! (si fa per dire)

6) Contemporaneamente vanno diffuse tra i dipendenti pubblici le conoscenze necessarie a comprendere il bisogno di trasparenza.

Non si tratta semplicemente di far conoscere i nuovi adempimenti normativi. Bisogna convincere i dipendenti della bontà delle motivazioni che hanno portato il legislatore ad adottare il FOIA.

Dobbiamo ricordare che i pubblici dipendenti, con mille ragioni, percepiscono la legislazione sul FOIA (e sulla trasparenza) come una inutile burocratizzazione della trasparenza, un aumento di adempimenti burocratici.

D’altronde, il concepire il FOIA come un derivato della legislazione anticorruzione é un obbrobrio culturale e giuridico.

7) Per evitare la burocratizzazione nella gestione del FOIA e l’aggravio delle procedure lavorative, le Amministrazioni devono investire risorse economiche e umane sulle pratiche e sulle procedure di fascicolazione (meglio se digitali).

Non é cosa banale, non è cosa da startup (con buona pace per le anime belle) quella del garantire l’integrazione tra diversi software gestionali e l’automatismo tra la fase di deliberazione e la pubblicazione in Amministrazione Trasparente.

Fascicolare digitalmente in modo univoco procedimenti complessi é cosa difficile che impegna molto tempo, risorse importanti e che necessita di molta formazione del personale.

Come ho avuto modo di sostenere più volte questa è l’epoca dei system integrator, é l’epoca dei siti della Pubblica Amministrazione “web oriented” permeabili ai motori di ricerca.

Fare il restiling dei siti attuali “fa figo” esteticamente ma, non è sufficiente.

(utilizzate queste mie slide se volete approfondire)

8) Per molto tempo, sbagliando clamorosamente, le Pubbliche Amministrazioni hanno concentrato i loro sforzi nel dotarsi di una presenza sui social network.

“Ci sono tutti”, è la motivazione addotta.

Naturalmente, con chiare regole di ingaggio, sui social network bisogna esserci ma come dei soggetti attivi.

Questa é una attività importante.

Molti Amministratori, spaventati dal clima rissoso che si vive nella “piazza digitale”, stanno tornando indietro.

Come é stato un errore l’entusiastica adesione ai social, è altrettanto un errore la fuga.

È indispensabile essere sui social network, non è possibile subire i social network e la bolgia digitale. Ho scritto più volte su questo argomento (a quegli scritti ancora validi vi rimando).

Ciò che posso avanzare ora come proposta é la necessità di un costante monitoraggio dell’uso (contenuto) dei dati ottenuti attraverso l’uso dell’accesso civico postati sui social network.

9) Tutti presi dalla trasparenza ci siamo dimenticati del rispetto del diritto alla privacy.

Il confine tra privacy e trasparenza è labile e molto delicato. Non è un caso che l’ANAC e il Garante per la Privacy non siano ancora riusciti a emettere le Linee Guida per normare l’accesso civico ad alcune tipologie di informazioni.

Come dicevo il confine è molto labile e il rischio di cause civili é altissimo.

D’altronde gli avvocati ci hanno messo di loro nel valorizzare la trasparenza rispetto alla privacy, altrimenti, come lavorerebbero?

Ritengo che i due valori privacy e trasparenza debbano essere conciliati. Siamo agli inizi di una storia, attendiamoci molta giurisprudenza in materia contraddittoria.

La strada sarà molto lunga, faticosa, costellata di cause e di tribunali.

 

SE VOLETE APPROFONDIRE QUESTE CONSIDERAZIONI METTETEVI IN CONTATTO CON ME …. CI BEVIAMO UN CAFFÈ ASSIEME?

Michele Vianello - riferimenti