La digitalizzazione impone ai piccoli comuni forme di collaborazione

UN NUOVO RUOLO PER LE PROVINCIE

Gli 8000 comuni italiani

In Italia ci sono 8000 comuni (uno più, uno meno).

La grande maggioranza di questi comuni ha una dimensione inferiore ai 5000 abitanti. Non pochi comuni hanno meno di 100 abitanti (v. link). 137 Comuni hanno meno di 150 abitanti.

Se va bene hanno un segretario comunale a scavalco per qualche ora a settimana e uno o due dipendenti a ore. Le funzioni tecniche vengono, quasi sempre, esternalizzate.

So già che mi direte: “cosa aspettano a sciogliersi e ad accorparsi con altri?”.

Facile a dirsi. La ragione ci suggerisce che si dovrebbe fare così. Ma nel nostro Paese, quasi sempre, la difesa del “locale”, delle tradizioni territoriali, della statua all’alpino, sono prevalenti sulla razionalità.

Pensate ora ad incontri con i Sindaci di questi Comuni ai quali provi a spiegare il FOIA, il fascicolo digitale, l’uso della PEC nelle relazione con le imprese, l’obbligo di avere un sito a norma con quanto previsto dall’AGID.

Pensate alla loro espressione facciale, o alla espressione dei dipendenti, pochi, di “una certa età, scarsamente motivati.

Eppure la Legge più in generale, la nuova legislazione in materia di anticorruzione e trasparenza, il Codice dell’Amministrazione digitale, si applicano anche a queste entità minori.

La verità é che anche noi pensiamo solo ai grandi Comuni, alle altre Istituzioni dello Stato e trascuriamo (meglio, rimuoviamo dalla nostra mente) il fatto che la Pubblica Amministrazione italiana é estremamente articolata.

Peggio, il legislatore non volendo adottare misure impositive, preferisce portare i Comuni minori all’estinzione attraverso una lenta eutanasia.

È chiaro che se si vuole che la riforma Madia venga applicata anche nei comuni minori andranno invece pensate e incentivate forme di aggregazione.

Nella mia attività professionale ho cominciato ad incrociare amministrazioni che seriamente stanno operando per accorpare le loro strutture organizzative trasformandosi in Unioni comunali vere.

L’identità comunale viene salvaguardata, ma i principali servizi, a partire da quelli informatici, vengono progressivamente accorpati.

Il processo non é così semplice perché, soprattutto i Sindaci, fanno fatica ad abbandonare l’idea che la gestione e l’organizzazione sono una cosa e l’attività di amministrazione e di indirizzo sono altra cosa. È un processo lungo e faticoso anche nei territori dove queste scelte sono praticate da tempo.

Eppure le pratiche del riuso del digitale vanno benissimo per queste dimensioni organizzative, l’accorpamento dei datacenter (e relativo passaggio a cloud) é una necessità, la formazione del personale in forma associata é fattibile. L’assieme di queste attività, oltre che generare evidenti benefici economici aiuta i processi di riorganizzazione e di adeguamento (non burocratico) alle previsioni legislative.

In questo contesto non semplicissimo le Provincie potrebbero svolgere un ruolo decisivo.

Per volere del “popolo sovrano”, sciaguratamente, le Provincie svuotate di personale e di risorse economiche devono trovare una loro nuova dimensione.

Opportunamente rimpinguate, organizzate e formate (ma non servono grandi cose) potrebbero, in accordo con le Regioni, svolgere il ruolo di piattaforme di aggregazione verso i comuni minori recuperando un ruolo e una dignità.

Alcune Provincie lo stanno già facendo, quindi la cosa é fattibile.

SE VI INTERESSA APPROFONDIRE CON ME QUESTA DISCUSSIONE … BEVIAMOCI UN CAFFÈ ASSIEME

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Autore: Michele Vianello

https://www.linkedin.com/in/michelevianello

2 pensieri riguardo “La digitalizzazione impone ai piccoli comuni forme di collaborazione”

  1. Parole Sante! A tale proposito non posso non segnalare questa interessante iniziativa, tra la prime in Italia su questi temi: http:\\cit.provincia.brescia.it

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