La Corte dei Conti e la digitalizzazione della Pubblica Amministrazione. Siamo al “redde rationem”???

“Posso sbagliare, ma potremmo correre il rischio che si ripresenti lo stesso fenomeno che si é proposto nei confronti dell’ANAC per quanto attiene le prescrizioni in materia di trasparenza, ossia un approccio burocratico alla digitalizzazione della P.A..”

Diciamocelo con franchezza, quanti di voi hanno visto con estrema soddisfazione la firma del protocollo di intesa tra  la Corte dei Conti e il Commissario Straordinario per l’attuazione dell’Agenda Digitale???

In quanti di noi –me compreso, lo confesso- si è affacciato il pensiero, “finalmente, coloro che si oppongono al “progresso, i burocrati pubblici, i vecchi” saranno costretti a digitalizzare”?

La Corte dei Conti farà giustizia!!!!

Ma, al netto della nostra soddisfazione, di cosa stiamo parlando? Rinvio tutti voi alla lettura attenta del protocollo d’intesa sottoscritto.

In questa sede mi limiterò, per comodità, a riportare alcuni paragrafi dello stesso protocollo utili al mio ragionamento.

In primis, “la CdC, alla luce dei principi costituzionali, nonché dell’evoluzione della legislazione in materia di finanza pubblica, è al servizio dello «Stato-comunità», quale garante imparziale dell’equilibrio economico finanziario del settore pubblico e della corretta gestione delle risorse collettive, sotto il profilo dell’efficacia, dell’efficienza e dell’economicità, esercitando il controllo e la giurisdizione sulle gestioni pubbliche;”

Tradotto: i processi di digitalizzazione, se eseguiti correttamente, concorrono a migliorare l’efficienza di una P.A.. Ergo, poiché la mancata digitalizzazione di una P.A. accentua la diseconomicità della gestione, la CdC é un soggetto legittimato ad intervenire, punendo le Amministrazioni che non abbiano proceduto al cambiamento applicando quanto previsto dal Codice dell’Amministrazione Digitale e dal Piano Triennale di Digitalizzazione della Pubblica Amministrazione.

Quindi, “la verifica e il monitoraggio del perseguimento degli obiettivi di trasformazione digitale si inserisce appieno nel perimetro delle funzioni di controllo assegnate alla CdC su tutto il complesso dei soggetti che compongono la Pubblica Amministrazione, sia a livello locale che territoriale”.

E ancora, “è interesse della CdC acquisire informazioni e competenze sulla trasformazione digitale, al fine di esercitare al meglio le proprie funzioni in un settore di importanza strategica e centrale per la crescita del paese; è, altresì, interesse del TTD (Team per la Trasformazione Digitale) mettere a disposizione della CdC le proprie competenze in modo da favorire e consolidare la più ampia adesione delle amministrazioni al piano di trasformazione digitale, migliorandone la consapevolezza ed assicurando l’effettività delle proprie iniziative”.

Tradotto: la CdC monitorerà ad ogni livello, d’intesa con il Commissario,  i diversi livelli di attuazione del Piano Triennale di Digitalizzazione della Pubblica Amministrazione e interverrà nei confronti delle Amministrazioni che siano carenti negli interventi di digitalizzazione o, di “cattiva digitalizzazione”.

Quindi, i livelli di sviluppo di SPID, PAGOPA, l’adesione ad ANPR, l’efficenza e la legittimità di gestione dei Centri Elaborazione Dati, la pubblicazione di siti Istituzionali in regola con le linee guida AGID, tutto ciò sarà monitorato anche dalla CdC in accordo con il Commissario secondo quanto previsto dal Piano triennale.

Conoscendo le P.A., soprattutto quelle locali, la presa di coscienza di questo protocollo di intesa accelererà, non per consapevolezza, ma per timore dell’intervento della Corte dei Conti, i processi di digitalizzazione.

Posso sbagliare, ma potremmo correre il rischio che si ripresenti lo stesso fenomeno che si é proposto nei confronti dell’ANAC per quanto attiene le prescrizioni in materia di trasparenza, ossia un approccio burocratico alla digitalizzazione della P.A.. 

Quindi, di quale digitalizzazione stiamo parlando? Soprattutto, come si inserirà nelle performance di una P.A. il processo di digitalizzazione e come di misurerà il processo di digitalizzazione nei Piani di gestione?

Vorrei ricordare ai più che, quasi sempre, la digitalizzazione non é mai ricompresa in modo organico tra gli obiettivi dei Piani di Gestione e che gli Organismi di Valutazione Interna non possiedono generalmente le competenze per coadiuvare le PA in questo compito. Non conoscono le metriche di misurazione di un processo di riorganizzazione e di digitalizzazione.

Il protocollo prevede quindi che tra le finalità e gli obiettivi dell’intesa siano ricompresi oltre che ”monitorare e favorire il raggiungimento degli obiettivi previsti dalle linee d’azione del Piano triennale” anche “elaborare metriche di misurazione della performance delle amministrazioni pubbliche nella realizzazione di progetti di informatizzazione e di innovazione tecnologica”.

Vorrei qui dire ai Sindaci, alle Giunte, ai Segretari e ai Direttori Generali “ve la sentite ancora di retribuire PEG e obiettivi che non contengano quanto previsto dal Piano Triennale di digitalizzazione della P.A.?”.

“Avete redatto il vostro Piano Triennale, avete nominato la figura (l’ufficio) del responsabile per la Transizione al Digitale??”

Il quale Responsabile, si conferma ancora di più, non potrà essere un informatico ma, una figura che prima di tutto dovrà riorganizzare l’Ente, redigere il Piano, coadiuvare l’Amministrazione nella definizione degli obiettivi. Il Responsabile non é un informatico, ma un gestore/organizzatore.

Chi scrive ha sempre ritenuto, e ritiene, che il processo di digitalizzazione delle P.A. (organizzativo, culturale e informatico) non debba avvenire per costrizione, bensì sia il frutto di una scelta consapevole.

Tuttavia, di fronte alle diffuse resistenze e alla colpevole inconsapevolezza: ben venga l’intervento della Corte dei Conti.

Michele Vianello

https://www.linkedin.com/in/michelevianello

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *