I cittadini, la pubblica amministrazione e il FOIA

Istruzioni per l’uso, oltre ogni facile semplificazione

Eccoci, il 23 dicembre abbiamo un “diritto in più”, l’accesso generalizzato.

Un “diritto” che si aggiunge all’accesso agli atti e all’accesso civico.

Le “Linee Guida” emanate il 28 dicembre dall’ANAC ci aiuteranno a districarci in questo guazzabuglio di “accessi”?

Ora, mettetevi nei panni di un normalissimo cittadino, quella figura che la legge vuole tutelare e rendere protagonista della “rivoluzione del FOIA e della trasparenza”.

Il cittadino, senza il bisogno di un avvocato, deve potersi districare in una normativa apparentemente semplice, in realtà, proceduralmente, per lui non facilmente interpretabile.

Inoltre, i “normali cittadini”, non sanno nulla del FOIA e dintorni.

Prego i miei amici di Facebook di non indignarsi e di non confondere le loro discussioni sulla trasparenza nella P.A. con il sentire e il sapere dei normalissimi cittadini.

Tuttavia sono convinto che il FOIA potrà diventare uno strumento di partecipazione, di sviluppo della coscienza civica, di accelerazione nei processi di innovazione (e digitalizzazione) della Pubblica Amministrazione.

Dobbiamo essere coscienti che quello che abbiamo di fronte è un processo non lineare che, per dispiegare tutte le proprie potenzialità, avrà bisogno della collaborazione di due soggetti: i “normali cittadini” e le Pubbliche Amministrazioni.

Difficilmente il FOIA potrà affermarsi in un clima di conflitto. Amici che sostenete il FOIA dalle pagine di Facebook, datevi una calmata. Non funziona mettendo in campo un retropensiero che diventa manifesto programmatico “adesso gli facciamo il c… ai burocrati della P.A.”.

Badate bene, quando su Facebook si pensa alla P.A. si associa generalmente ai Comuni; meglio ancora, ai politici e ai dipendenti dei Comuni.

Il FOIA, e in generale i nuovi diritti dei cittadini sanciti dal Codice dell’Amministrazione digitale, si potranno affermare solo in un clima di collaborazione e di profonda trasformazione.

La riforma reale della Pubblica Amministrazione sarà il frutto di un comune sentire e non del conflitto tra il cittadino e i dipendenti pubblici.

All’opposto, su Facebook e non solo, il FOIA è letto esclusivamente come tutela dei cittadini.

Alcuni Comuni (ad es. Prato) si sono dotate di una buona pagina web.

Pochi si stanno cimentando davvero nell’analizzare le condizioni da creare nelle Pubbliche Amministrazioni affinché la “trasparenza” divenga davvero “il tutto” nelle relazioni tra Istituzioni e cittadini.

  • Una trasformazione culturale nella Pubblica Amministrazione.

Affinché un cittadino possa accedere ad un atto (una informazione, un dato), nel momento della sua catalogazione questa attività –apparentemente routinaria- deve avvenire attraverso modalità ispirate dalla cultura della condivisione. Oggi, nella Pubblica Amministrazione il salvare un documento risponde ad esigenze interne (devo trovare “le mie carte”) e di autotutela in caso di chiamata in giudizio o di inchieste giudiziarie.

I manuali per la conservazione e le modalità di classificazione e di conservazione dei documenti pubblici devono essere condivisi in modo semplice con i cittadini.

Sembra banale, ma è la scelta basilare per garantire trasparenza e accessibilità.

  • La digitalizzazione dei processi (e non dei procedimenti) è fondamentale.

L’AGID nel documento pubblicato on line “Linee guida sulla conservazione dei documenti informatici” (da aggiornare alla luce del FOIA) ammette, seppure per una fase di transizione, tre tipi di fascicoli:

quello analogico, quello digitale, quello ibrido. Lo sforzo che le P.A. devono fare dopo il 23 dicembre è quello di produrre ESCLUSIVAMENTE fascicoli digitali. Se si vuole che una informazione sia disponibile immediatamente essa dovrà, fin dalla fase della presentazione di una istanza da parte di un cittadino, dare inizio ad un “processo digitale”. Se la legge consente al cittadino di presentare istanze in formato analogico, all’opposto la P.A. è obbligata (anche nello scambio di informazioni tra P.A.) di produrre una fascicolazione esclusivamente digitale. Il fascicolo ibrido e quello cartaceo devono diventare il sinonimo di opacità e quindi essere progressivamente abbandonati.

  • Organizzare la trasparenza

Il documento dell’ANAC (in consultazione) “Schema di linee guida recanti indicazioni sull’attuazione degli obblighi di pubblicità, trasparenza e diffusione di informazioni contenute nel D.LGS 33/2013 come modificato dal D.LGS 97/2016” afferma molto opportunamente che la trasparenza va “organizzata” e messa in connessione con gli obiettivi programmatici di una Amministrazione.

Trasparenza e “liberazione delle informazioni” devono inoltre diventare realmente obiettivi quantificati nella valutazione e nell’ingaggio dei dirigenti pubblici.

Poiché, come ho già affermato, la trasparenza e l’accesso, sono la conseguenza di una “buona digitalizzazione” dei processi (e non dei procedimenti), la riorganizzazione di un Ente, la formazione dei dipendenti, gli investimenti (anche in infrastrutture e strumenti) devono diventare la priorità di tutte le Amministrazioni.

 

Come penso di aver argomentato, lo spirito di rivalsa degli autonominati “rappresentanti della società civile” non serve a nulla, continuare ad aizzare i cittadini in un clima crescente di odio verso le Istituzioni genera solo danni.

Il processo di riorganizzazione della Pubblicazione Amministrazione sarà lungo e tormentato.

L’attuale legislazione ci da una mano. L’attuale legislazione, non sarà la migliore, sicuramente ha messo in moto un processo di cambiamento spesso sottovalutato, ma la cui portata sarà più chiara nei prossimi anni.

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Michele Vianello

https://www.linkedin.com/in/michelevianello

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