Il centralismo nella riforma del C.A.D.

Michele + VIanello + CAD

Ho letto con molta attenzione il parere della Conferenza Stato Regioni in merito alla riforma del C.A.D. contenuta nella riforma proposta dal Ministro Madia.

Ritrovo tantissime osservazioni che ho avanzato attraverso questo blog. Mi auguro davvero che in fase di conversione dei Decreti Delegati queste osservazioni vengano accolte.

Sono davvero convinto che la riforma della P.A. italiana, anche grazie all’utilizzo del digitale potrebbe realizzarsi davvero.

In particolare:

“Il Codice riformato relega gli enti territoriali al ruolo di attuatori “passivi”, non considerandone adeguatamente le peculiarità funzionali ed organizzative ed eliminando praticamente tutte le sedi di condivisione e concertazione previste.”

“L’attuazione del Codice, ed in generale il perseguire gli obiettivi fissati dall’agenda digitale, necessita innanzitutto di competenze e quindi di formazione. Il problema del blocco delle assunzioni legato all’impossibilità di avvalersi di risorse esterne, considerati gli attuali organici delle Pubbliche Amministrazioni, è una grande criticità, che impatta maggiormente, rispetto ad altri ambiti, sulla capacità delle amministrazioni di innovare il loro funzionamento e le modalità di relazione con i cittadini.”

“La riforma del Codice dell’Amministrazione Digitale continua a essere basata sul principio dell’”invarianza finanziaria” derivante dall’applicazione del codice, quando il percorso intrapreso per la realizzazione di alcune delle priorità già fissate dall’Agenda Digitale italiana, quali ad esempio l’Anagrafe Nazionale della Popolazione Residente, sta dimostrando che sono necessarie risorse finanziarie, non solo per lo sviluppo delle infrastrutture centrali, ma anche per sostenere le ricadute sui sistemi territoriali, sia in termini di adeguamento tecnologico ed organizzativo, sia in termini di formazione e assistenza.”

“Proprio in virtù del principio di universalità del diritto, si potrebbero migliorare alcuni aspetti. Ad esempio, l’obbligatorietà di accesso tramite SPID alla connettività pubblica quando non utilizzata limita la possibilità di utilizzo del servizio in realtà turistiche in cui l’utente si aspetta un’autenticazione molto leggera. In un Paese ad alta vocazione turistica come il nostro, andrebbe considerata ad esempio anche l’autenticazione via SMS per SIM registrate. Ferma restando la necessità di adeguare il Codice delle Comunicazioni esentando una PA dagli obblighi del codice delle comunicazioni almeno nel caso di wifi pubblico.”

Di seguito il testo integrale. Buona lettura.

Parere della Conferenza Stato Regioni sul CAD

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Michele Vianello + book + smart + citizen

Michele Vianello

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