Connettività, condizione per una Chat City-Ovvero come precluderci il futuro

Comincio da oggi ad approfondite i singoli temi che ho enucleato nel “Manifesto di Principi per una Chat City“.

Certo, bisogna approfondire per evitare che il futuro delle città sia una somma di banalità, suffragata da poca cultura.

Parto con il tema della connettività. E’ il più semplice, in teoria, ma è fondamentale.

Scriveva William Mitchell nel suo libro “La città dei bits”: Sarà una città sradicata da qualsiasi punto definito sulla superficie della terra, configurata dalle LIMITAZIONI DELLA CONNETTIVITÀ E DALL’AMPIEZZA DI BANDA, più che dall’accessibilità e dal valore di posizione di proprietà, ampiamente asincrona nel suo funzionamento, abitata da soggetti incorporei e frammentati che esistono come collezioni di alias e di agenti elettronici”.

Come capirete non ci si limita alla denuncia dell’assenza di banda larga (il solito Vianello).

Il tema è ben altro. Le città del futuro saranno luoghi nei quali i collegamenti saranno sempre meno di tipo materiale.

La città del futuro è una città di bits, è una città “decontestualizzata”. La sostenibilità ambientale si basa, prima di tutto sulla decontestualizzazione. La diffusione della conoscenza si baserà sulla decontestualizzazione.

Bits, dialoghi, informazioni saranno in strutture di cloud computing Un’infrastruttura immateriale collegherà le diverse “nuvole”.

Nell’ottocento , nell’epoca della rivoluzione industriale basata sulla diffusione dei beni materiali, la competitività delle nazioni (oggi diremo delle aree urbane) si basava sull’infrastrutturazione immateriale. In primis sulla ferrovia. L’automobile venne molto dopo.

Oggi la diffusione della conoscenza avviene principalmente su autostrade artificiali basate sulla fibra ottica.

Non possedere una infrastrutturazione a fibra ottica è come non avere la ferrovia. È la stessa, identica cosa.

Parlare a vanvera di smart cities, senza pensare ai FATTORI ABILITANTI  è raccontare una colossale bugia.

Proporre la diffusione del cloud computing a chi ha connettività a 640 kb è come far vedere un dolce e non consentire di mangiarlo.

FATTORI ABILITANTI, senza di questi la chat city non è realizzabile.

I dialoghi sulla CHAT CITY li trovate sulla pagina Facebook

0 pensieri riguardo “Connettività, condizione per una Chat City-Ovvero come precluderci il futuro

  • 31 Ottobre 2011 in 22:48
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    C’e un libro che si intitola “La nube della non conoscenza”. Chi l’ha scritto? Il compianto Steve, Anderson…? No: anonimo inglese del XIV secolo…. Parla di mistica, ma cambiando i riferimenti e’ adattabile a oggi… Piu andiiamo avanti, piu scopriamo qto siano profonde le nostre radici. Nessuno inventa nulla. I piu bravi sanno al massimo aprire le finestre giuste

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    • 1 Novembre 2011 in 7:33
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      Vero, ma bisogna sapere quali sono le “finestre giuste” e, nell’epoca dell’immateriale, dove sono le finestre giuste?

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  • 1 Novembre 2011 in 12:48
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    In quello che gli psicologi chiamano “inconscio collettivo”, in quel qualcosa di condiviso in cui tutti si possono ritrovare attraverso un gesto o un simbolo (chiamiamolo “archetipo”?). Credo che i veri innovatori siano quelli che aprono le finestre in questo territorio, partendo da se stessi e arrivando a tutti attraverso l’intuizione che quello che ogni singola persona ha dentro in realtà sta dentro a tutti gli altri…E la chiave nuova per aprire questa finestra è la tecnologia.
    In fondo cos’è la “nuvola” se non la materializzazione di questo immenso inconscio collettivo? Nessuna “invenzione”, dunque: solo la riproposizione di un qualcosa di già codificato nel nostro sistema umano…. E cosa sono i simboli di cui siamo circondati (e ci cui ci siamo sempre storicamente circondati, dalle pitture rupestri, alle allegorie dell’arte e dell’architettura) se non il mezzo per avere riconoscersi in un codice comune? La parola “innovazione” ha dentro qualcosa in più rispetto alla parola “progresso”. Il “progresso” appartiene alla fase industriale e post industriale. L’Innovazione è il progresso più la parte umana più profonda, che andrebbe riscoperta (tanto più in noi “occidentali”, se vogliamo colmare il gap con l’Oriente). Ecco, secondo me, dove sono le finestre da aprire. Più capiremo noi stessi, più sapremo Innovare. E per conoscerci, per capire quanto ci somigliamo e quanto minime siano le differenze (spesso legate solo alla parte più esterna di noi), è necessario condividere.
    Ps: mi sto divertendo a trovare le analogie tra le “invenzioni” di Steve Jobs e la Bibbia: la mela, la tavoletta, la nuvola…

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