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Rileggere la città. Una nuova Smart City. Richard Sennett e William Mitchell

Già ieri ho avuto l’occasione di segnalare un intervento di Richard Sennet apparso sul Corriere della Sera dal titolo “Incompleta, flessibile, senza confini. La città ideale è un romanzo aperto”.

Nel mio libro “Smart Cities-Gestire  la complessità urbana nell’era di Internet” ho avuto modo di mettere in discussione le tesi degli urbanisti tradizionali, dei teorici della pianificazione strategica. Ho messo inoltre in discussione un modo autoreferenziale di concepire il marketing territoriale.

In epoca di social networking i cittadini, meglio, i city user, narrano le città e le città narrano sé stesse. Di autoreferenzialità di muore nell’epoca moderna.

Afferma Richard Sennet “Ma pianificare una città chiusa equivale davvero a tessere la trama di una novella sentimentale. L’urbanista ottuso vuole avere sotto mano, sin dall’inizio, tutti i risultati finali. La pianificazione della città aperta, al contrario, come in tutti i sistemi aperti che ritroviamo in matematica e nel mondo naturale, abbraccia forme non lineari di sequienzalità”.

Se poi pensate, aggiungo io, alla velocità disruptive della tecnologia I.T. che impatta sulla conoscenza, sulle relazioni, sulle governance ecco un ulteriore elemento che viene a sorreggere le tesi di Sennet.

Uno straordinario visionario, William Mitchell, nel suo libro “La città dei bits” affermava “Il ruolo che la rete mondiale (Internet) avrà nell’assetto urbano del XXI secolo sarà cruciale quanto quello svolto -giusta la Politica di Aristotele- dall’agorà, spazialmente delimitata, architettonicamente celebrata e centrale nella vita della polis greca e nei primi piani urbani, come quello lucidamente tracciato dagli abitanti di Mileto per la loro rocca jonia”.”

In questo momento pochissimi, soprattutto nel mondo politico e amministrativo, discutono in questi termini del futuro degli ambienti urbani.

Eppure gli ambienti urbani sono il luogo dove potrà avvenire una ripresa economica e sociale, dove si manifesterà il mondo post crisi, dove si manifestano maggiormente le dinamiche dell’innovazione.

Prima o poi la politica, me lo auguro davvero, riprenderà a discutere culturalmente in questo modo e allora saremo davvero fuori dalla crisi che ci attanaglia.

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