In attesa dei provvedimenti della Madia

michele + vianello + digitalizzazione + processi

Secondo le notizie di stampa questa settimana il Governo approverà i primi decreti delegati di riforma della Pubblica Amministrazione.

Non sappiamo se riguarderanno anche quanto previsto all’articolo 1 della Legge 124 (legge Madia).

La sfida per la digitalizzazione della Pubblica Amministrazione non si vincerà se ci si limiterà a “digitalizzare l’esistente” o a soddisfare quanto richiesto da élite molto ristrette di “digitalizzatori”.

La Legge già oggi prevede che entro la fine del 2016 le relazioni tra le Pubbliche Amministrazioni e i cittadini e le imprese avvengano secondo modalità esclusivamente digitali.

In realtà la Pubblica Amministrazione italiana è già oggi interamente digitalizzata.

Quando in modo “poco meditato” sento affermare: “digitalizziamo la P.A.”, questa è una affermazione priva di fondamento. Oggi tutti i PROCEDIMENTI e larga parte dell’”esistente” sono digitalizzati. I software gestionali sono largamente diffusi nella P.A. almeno da un ventennio.

E, non sempre, “l’esistente” e i procedimenti sono digitalizzati male. Conosco mille esempi di procedimenti che si fondano su ottime architetture software.

Ciò che non è INTERAMENTE DIGITALIZZATO sono le relazioni con i cittadini; meglio, l’intero ciclo di erogazione – processo – di un servizio al cittadino non è digitalizzato. Almeno una parte del procedimento necessita di un modulo cartaceo che andrà portato o inviato ad uno sportello.

Se vogliamo raggiungere con successo gli obiettivi che la Legge pone agli Enti Locali (alla P.A. nel suo complesso) sarà necessario digitalizzare l’intero processo di erogazione di un servizio.

Questa attività non sarà assolutamente un processo banale di realizzazione di nuovi software – o di integrazione degli esistenti – perché per avere successo necessiterà di un profondo cambiamento dei modelli organizzativi e di una diversa “cultura aziendale”.

Naturalmente questo processo innovativo muta l’essenza stessa della Pubblica Amministrazione ma, dovrà di avere come interlocutore una generazione di cittadini consapevoli, gli smart citizen.

In questo caso la formazione degli smart citizen non si limiterà ad insegnare ai cittadini un uso corretto delle piattaforme di erogazione dei “nuovi servizi digitali”.

In realtà, iscrivere un bambino alla scuola materna comunale, o il richiedere il rilascio di una concessione di suolo pubblico, utilizzando un processo interamente digitalizzato in modo decontestualizzato, sono cose assolutamente banali nella loro realizzazione. Non serve una particolare cultura digitale dei cittadini o una particolare abilità nella produzione dei software per realizzare con successo queste attività.

Sarà invece necessaria l’affermazione, sia nella Pubblica Amministrazione, che tra i cittadini, di una diversa cultura della consapevolezza.

I cittadini potranno avere a loro disposizione tutti gli strumenti per interloquire alla pari con la P.A., uscendo dall’attuale situazione di sudditanza; i dipendenti della P.A. riqualificheranno la loro attività concependola come un servizio e non come l’osservanza di una legge o di un regolamento.

Si dovrà cioè affermare un circuito virtuoso di innovazione basato sulla domanda e sull’offerta di servizi digitalizzati.

Leggeremo e valuteremo i nuovi Decreti Delegati.

Per quanto mi riguarda il mio giudizio sarà legato a quanto ho esposto più sopra.

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Michele Vianello + book + smart + citizen