Smart cities, mobile, video

Il quotidiano la Repubblica descrive i contenuti dell’ultimo rapporto di Ericsson: “Il web sarà video”. E gli alberi ci parleranno via Twitter”.

Il rapporto conferma una tendenza in corso riportata dai principali Istituti di Ricerca. Per connetterci ad Internet  i device mobili hanno superato come numero i tradizionali personal computer.

Afferma infatti il Rapporto “la percentuale di penetrazione della telefonia mobile nel mondo è del 90%, con picchi del 128% nell’Europa dell’Ovest e del 114% nell’America Latina. Per ogni abitante dei paesi della Western Europe, tra cui l’Italia, esistono quindi 1,28 SIM car”.

Sempre di più siamo connessi ad Internet in mobilità.

Il dato interessante riportato da Ericsson riguarda però i contenuti che ci scambiamo in rete.

Sempre di più il genere umano comunica usando come strumento l’immagine, sia essa una fotografia che un filmato (ovviamente potenza di banda permettendo). Ovviamente l’uso dello strumento di social nerworking occuperà una parte importante del tempo che passiamo in rete ma, lo ripeto, l’immagine si affermerà sempre di più come il veicolo di comunicazione.

Questi fenomeni, molto integrati tra di loro, (mobile, social, immagini) sono destinati ad impattare sempre di più sull’organizzazione economica, sociale ed ambientale delle nostre città.

1) cambia il lavoro. Internet sempre e ovunque accessibile ci consentirà di lavorare al di fuori degli schemi tradizionali;

2) l’esplosione dell’ecommerce ci consentirà di decontestualizzare l’attività di negoziazione e di acquisto;

3) la comunicazione per immagini ci consentira di “interpretare” meglio i dati complessi. L’esempio più banale è rappresentato dall’immagine che segue che rappresenta l’intensità dei flussi di twitt;

Come si capisce cambia l’approccio alla città. Ho già avuto modo di affermare nel mio libro “Smart cities-Gestire la complessità urbana nell’era di Internet” che la visualizzazione del dato sarà una dei parametri da usare per giudicare il grado di inclusività di un ambiente urbano.

Le app ci hanno fatto fare un infinito salto in avanti nel consentire un accesso semplice alla rete moltiplicando così il numero degli utenti. Oggi tuttavia dobbiamo fare un ulteriore passo in avanti. I dati prodotti dai sensori (Internet of Things) sono lì per essere interpretati, visualizzati usati.

Con rammarico segnalo come l’urbanistica “tradizionale” sia ancora al palo ed insegua la visione, spesso autoreferenziale della città fordista.

Vi lascio con il filmato della lezione che ho tenuto a Verona, “Verona 2050, guardiamo al futuro” dove ho potuto interloquire con un gruppo di bravi e visionari architetti.

 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *