2010: l’umanità ha conquistato il WEB

Negli anni ’90 del secolo scorso miliardi di persone guardavano esclusivamente la TV.

Centinaia di milioni di persone compravano e leggevano i giornali

Queste erano le loro fonti di svago e informazione.

La censura dei giornali e della televisione (la chiusura delle vie di comunicazione) impedivano a centinaia di persone di comunicare con il mondo e di denunciare l’oppressione politica e culturale.

Negli anni ’90 del secolo scorso l’attività lavorativa produceva grandi quantità di materiale cartaceo, sprecando tempo e spazio. La pubblicità aveva come unici canali le televisioni e i giornali.

Per decenni abbiamo confuso (e pagato) la notizia con il commento alla notizia.

Per decenni i circuiti della produzione culturale erano governati da ristrette élite che mediavano e producevano “la cultura” e i libri.

Il WEB ovviamente già esisteva, ma era entità culturalmente subordinata ai media tradizionali. Possiamo dire che anche l’uso del WEB era mediato e filtrato. Lontani anni luce dall’ “user generated content” e da ciò che oggi chiamiamo WEB 2.0. Ognuno di noi scaricava contenuti, ma non dialogava, non si confrontava con gli altri internauti. Lo stesso termine “internauta” sta ad indicare una minoranza di esploratori di questo mondo nuovo.

Nel 2010  l’umanità ha conquistato (colonizzato come un mondo nuovo) il WEB. Poteva essere il 2009, il 2008, il 2005, ha scarsa importanza. Mai come ora, in tutto il mondo, è chiaro che è disponibile uno strumento nuovo (e quindi pericoloso per ogni forma di potere) di informazione e, soprattutto, di condivisione: il WEB.

Il limite della discussione di queste settimane (ad es. quella estremamente interessante iniziata, sulle pagine del Sole 24 Ore, dall’articolo di Gianni Riotta “Cara, vecchia internet vai sul sito www.verità”) è di voler assimilare il WEB ai media tradizionali, ad un media. Il WEB non è più cosa per pochi: l’umanità si è (inconsapevolmente) impadronita del WEB. Naturalmente sul WEB si è riversato il meglio e il peggio dell’umanità, ma ciò è inevitabile. Qualcuno ha scritto che “il WEB è sociale”.

Peggio ancora, si pensa che la sempre più diffusa “vita immateriale” sia sottoposta gerarchicamente alla “vita reale”. Questo errore culturale condiziona irrimediabilmente la discussione.

Pensiamo solo al fatto che la rete ha travalicato la sovranità degli stati nazionali. Come può pensare ogni singola istituzione statuale a scrivere le regole della vita del “popolo della rete”. Il WEB è per sua natura invece un network globale.

Ecco un tema da affrontare con occhi diversi, “la neutralità della rete”, cogliere per la prima volta l’intreccio profondo tra l’innovazione economica generata dalla rete e l’evoluzione della democrazia e del sapere indotta dall’uso del WEB.

Proviamoci.