Ma, davvero siamo convinti che l’educazione digitale si faccia a scuola?

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Queste brevi note sono il frutto di esperienze personali sia come “alfabetizzatore digitale” che, soprattutto, come genitore.

Come vedete utilizzo la definizione “educazione digitale” e non “alfabetizzazione digitale” o altre similari.

Quando i ragazzini, in età sempre più precoce, arrivano sui banchi di scuola, le basi della loro “conoscenza digitale” sono già state piantate in famiglia.

Quando i genitori, anche spendendo cifre importanti, regalano ai propri figli un qualsiasi device digitale, in quel momento, è stata posata, nella base culturale dei figli, un pilastro, spesso inamovibile.

Quando poi i genitori, spesso, a qual punto si disinteressano di ciò che verrà veicolato attraverso quel device, compiono un errore gravissimo. Se i genitori decidono di regalare ai figli un libro, ne vagliano prima il contenuto. Nel nostro caso, quasi sempre, si limitano al regalo del device, quasi sempre rispondendo ad una richiesta del figlio.

È un giudizio severo? Certamente.

Osservo le facce soddisfatte dei genitori – tra i quali mi metto anche io – che dicono “bravo mio figlio ad utilizzate l’IPad”. In realtà noi genitori siamo soddisfatti della “manualità digitale” manifestata dai nostri figli.

Quando si pronuncia quella incommensurabile sciocchezza “loro sono nativi digitali”, ci riferiamo, quasi sempre alla “manualità digitale”.

Stiamo tutti commettendo un gravissimo errore. Una incommensurabile sciocchezza sta diventando senso comune.

Il ruolo del genitore deve essere quello di indirizzare il figlio verso la ricerca e la produzione di contenuti che verranno veicolati da un device digitale. Provocatoriamente: meglio “Minecraft” o “spara, spara”?

È la qualità dei contenuti prodotti o trovati e condivisi, grazie alle piattaforme web, ciò che fa la differenza nella formazione della consapevolezza digitale.

Ecco perché utilizzo il vocabolo forte “educazione” assieme ad una parola che la qualifica come “digitale”. Una componente rilevante nello studio dell’educazione civica nei prossimi anni sarà sempre di più marcato dall’”educazione digitale”.

Sempre di più una quota determinante delle nostre relazioni si sta svolgendo sulle piattaforme web. L’alfabetizzazione digitale, più che essere concepita come un insegnamento all’utilizzo dei device e delle piattaforme, dovrà trasformarsi in una lezione finalizzata all’utilizzo consapevole dei digitale da parte dei nostri ragazzi.

Come capirete queste osservazioni fanno si che si debba spostare il “luogo” dell’alfabetizzazione digitale.

Ho scritto nel mio libro “Smart Citizen, Istituzioni e Politica” “L’acquisizione della capacità di leggere, di scrivere, di fare di conto è assolutamente standard, l’abilità e la consapevolezza ad utilizzare il digitale è invece individuale. Conoscere l’alfabeto è il fondamento, saper scrivere bene una composizione letteraria è altra cosa.”

L’educazione digitale è indirizzata allo sviluppo delle relazioni responsabili sul web.

La mia convinzione è che la “casa”, la famiglia, o le aggregazioni urbane “ristrette” siano il luogo dove sviluppare le attività di “educazione digitale”.

Capisco come questi modelli formativi possano sembrare difficile da realizzare. Sicuramente è più trendy organizzare sessioni di coding.

Tutto ciò è vero, ma la strada che ho provato a tratteggiare è ineludibile.

A questo punto della storia entrano in gioco gli insegnanti.

Anche quando parliamo di “digitalizzare la scuola” concentriamo la nostra attenzione sulle LIM, sul wifi, sul registro elettronico.

Parimenti concepiamo come “digitalizzati” gli insegnanti che utilizzano bene i device digitali.

Continuiamo a confondere le precondizioni per la “digitalizzazione della scuola” (che ci vogliono, ovviamente) con una strategia per l’apprendimento.

michele +vianello+educazione digitale + scuola + istruzione

Una strategia finalizzata all’uso consapevole del digitale da parte degli insegnanti e dei ragazzi, per avere successo implica la realizzazione di una triangolazione tra i genitori, gli insegnanti e i ragazzi.

Obiettivi:

– una formazione abilitante all’uso di un device e di piattaforme digitali fatta assieme dai genitori e dai figli.

– una formazione più specifica, individuale, alla produzione, alla condivisione e alla ricerca di contenuti (educazione alle relazioni digitali). Soprattutto in questa seconda fase dovrà realizzarsi il magico triangolo.

I luoghi dell’educazione digitale saranno sia la casa, che la scuola. Il nesso, nel nostro caso è ineludibile.

Comprendo come questa impostazione necessiti di tanta complicità, concertazione e fiducia tra gli insegnati e i genitori e come si debba conquistare la fiducia dei ragazzi, soprattutto di quelli più grandi.

So che quella che ho descritto è una via stretta e difficile, ma penso che, poiché questa è la base per formare gli smart citizen, essa debba essere percorsa fino in fondo.

 

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Michele Vianello + book + smart + citizen

 

 

Michele Vianello

https://www.linkedin.com/in/michelevianello

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