Innovazione. False credenze, errori tragici.

Mi ha colpito molto la lettura di un intervista a Bill Buxton “La chiave? L’innovazione sostenibile”.

Bill Buxton è un visionario, uomo di punta dell’innovazione in casa Microsoft.

Afferma Buxton bisogna “guardare al futuro basandosi su quello che abbiamo imparato dal passato”. Ed ancora: “Io credo che il problema con molto dell’hi tech di oggi è che si pensa che sia tutto basato sul creare oggetti nuovi e che questo sia innovazione”.

Queste affermazioni smentiscono molti dei luoghi comuni di casa nostra.

Rafforzano la posizione di chi, come me, ritiene che innovazione sia la capacità di innovare il vecchio usando strumenti culturalmente e concettualmente nuovi.

Pensiamo all’economia turistica. È il settore economico più vecchio, ma maggiormente influenzato dall’Information technology. Non c’é nulla di nuovo da inventare, c’é SOLO la necessità di investire in tecnologia (intesa come web, Internet, social) e in formazione. Cambiare teste e parametri culturali, insomma.

Pensiamo al mondo delle costruzioni. Settore vecchissimo e perciò da innovare.

Che cos’è in fin dei conti l’innovazione dell’edilizia se non l’introdurre, oltre a materiali di nuova generazione, anche Internet of Things.

Potrei continuare a lungo. Benvenuti nel mondo delle #smartcities. Un’altra volta.

Ma l’uomo deve essere al centro.

Dedico a coloro che pensano che la #smartcity sia avere il lampione con il wifi quest’ultima affermazione di Bill Buxton “Io penso che la più importante tecnologia sia l’essere umano…”.

Michele Vianello

0 pensieri riguardo “Innovazione. False credenze, errori tragici.

  • 29 Luglio 2013 in 10:28
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    a me basterebbe che la smart city iniziasse dal riuscire a mantenerlo acceso, quel lampione, prima di metterci il wifi.

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