Il web e la gamification, da una visione totalizzante a indispensabile strumento.

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La gamification e il web sono due strumenti.

Meglio, la gamification e il web sono due formidabili strumenti se messi nelle mani giuste.

La gamification va intesa come la tecnica per costruire processi di condivisione.

Mi interessano poco, per le mie finalità, le forme di gamification che incentivano i processi di competizione.

Se l’affermarsi di una cultura dello sharing é un obiettivo che le imprese e le Istituzioni pubbliche, si propongono di raggiungere, é necessario far emergere le prassi collaborative, la creatività, la fantasia e, soprattutto, evidenziarne concretamente i vantaggi.

Non casualmente sto utilizzando tecniche -meticciate dal web, come esporrò più avanti- assimilabili al Lego® Serious Play®.

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Infatti Lego® Serious Play® consente l’emergere di una interazione molto forte tra diversi soggetti, consente di poter esprimere la carica innovativa presente in ogni essere umano, consente la creazione di empatia.

Soprattutto, fa sviluppare pratiche di coprogettazione.

 

Le nostre parole d’ordine sono:

– far emergere il sapere che c’é già in una stanza (in un ambiente urbano, in una azienda…);

– passare da una struttura sociale (organizzativa) oggi organizzata per silos chiusi, a una orizzontale. In una organizzazione orizzontale le idee e il sapere circolando liberamente producono valore.

Tutto bello e positivo se la gamification non viene concepita -magari inconsapevolmente- come il fine da raggiungere. Il serious game é un metodo e un mezzo. Nel nostro caso, il nostro fine sarà quello di far emergere pratiche collaborative che hanno come scopo la generazione di un prodotto/progetto economico e sociale.

COESIONE+COLLABORAZIONE+CREATIVITÀ=SHARING

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L’esempio proposto, con efficacia, da David Weinberger secondo il quale Internet é una “stanza intelligente” nella quale non c’é un soggetto più intelligente di altri (poiché é la stanza ad essere intelligente), consente di collegare la cultura del serious game a quella del web.

Anche in questo caso rilevo come si stia imboccando una pericolosa china culturale che teorizza (magari non esplicitamente) come il web sia un fine. In altra epoca si sarebbe detto “la fine della storia”.

In modo troppo semplicistico -e pericolosamente sbagliato- si conclude che “il web é una bellissima cosa, se ne sei dentro hai dei vantaggi, il successo ecc., se ne sei fuori….”

La tesi é ovviamente facilmente confutabile.

La crisi delle ideologie e delle forme partito, fa si, poi, che molti orfani e delusi abbiano fatto del web e del social networking il loro partito e la loro ideologia di appartenza.

Il web diventa una forma di appartenenza, viene quasi assimilato ad una religione o a una ideologia.


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Il web non é un fine, il web é uno strumento nelle mani del genere umano. E, come tutti gli strumenti, va utilizzato in modo non totalizzante, con consapevolezza.

Il serious game ha bisogno, per essere efficace, di una narrazione.

Coloro che partecipano al gioco raccontano la loro esperienza attraverso metafore, in modo assolutamente analogico; il successo é far lavorare assieme le mani e il cervello, generare sogni, coprodurre una strategia, evitare il manifestarsi della sindrome NIMBY.

L’analogicità del serious game é il fondamento del suo successo.

Ma, quel sapere generato, dovrà essere a sua volta veicolato ed arricchito. Quel sapere non avrà dei destinatari finali e conclusivi, perché altrimenti non potrebbe generare altra ricchezza cognitiva.

Quel sapere avrà come destinatari dei PROSUMER, ovvero dei soggetti che a loro volta interpreteranno (anche attraverso l’uso del serious game) ed arricchiranno il messaggio originale.

Questo processo virtuoso -che, volendo, non avrà mai una fine- può svilupparsi in un’impresa, in un ambiente urbano, in un luogo di istruzione.

Anzi, può mettere in connessione tra di loro i diversi ambiti oggi separati. Volendo questa é la finalità di una città smart.

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Il web é uno strumento che consente viralità, condivisione, forme espressive che sorreggono (e sono sorrette) dalla produzione di metafore.

Nella metodologia che suggerisco il sapere esce da qual gruppo di persone e da quella stanza (persone che hanno condiviso le loro idee e fatto emergere progetti grazie al Lego® Serious Play®) e grazie alle piattaforme web può essere condiviso ed arricchito.

Badate bene, per piattaforme web intendo anche una intranet aziendale che va orientata a trasformarsi in una social intranet.

Ma, qui aprirei un altro versante di riflessione sulle strutture aziendali aperte e sull’open innovation; é una riflessione che affronterò con voi in un altro scritto.

CONCLUSIONE

Quello che ho raccontato, e arricchito con immagini tratte da una seduta di lavoro, é un metodo efficace a condizione che il GAME e il WEB non siano interpretati come il fine, e il mattoncino e lo smartphone non divengano i protagonisti della narrazione.

 

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Michele Vianello

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